FOCUS

Nomi a dominio

La rete internet è nata negli anni sessanta per l'esigenza del dipartimento della difesa statunitense di sviluppare una rete telematica decentrata. Il motivo alla base della diffusione di internet è l'aver reso possibile lo scambio di informazioni sulla base di un protocollo comune, che ha permesso di collegare le reti delle varie università, dei governi, e delle aziende private a prescindere dalle specifiche hardware o software sulle quali si basavano.

L'ubicazione all'interno di una rete venne definita dall'indirizzo IP (insieme di numeri), che serviva ad identificare l'esatta posizione di un dispositivo connesso alla rete. Usando una metafora, l'indirizzo IP è paragonabile al numero civico di un edificio.

La diffusione pubblica dell'utilizzo di internet si deve all'introduzione del sistema DNS (Domain Name System) che permise di abbinare ad un particolare indirizzo IP, un nome o dei numeri, ovvero la combinazione di essi, facilitandone quindi la memorizzazione da parte degli utenti.

I nomi a dominio sono classificati in vari livelli, i primi due di questi sono regolamentati da organismi internazionali che sovrintendono all'utilizzo degli stessi, li concedono a chi ne fa richiesta e li conservano in appositi registri detti WHOIS. La gestione del sistema dei domini di primo livello è demandata all'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), ente internazionale no-profit istituito nel 1988.

All'inizio del 2015 si è calcolato che internet è utilizzata da circa tre miliardi di persone (pari al 40% dell'intera popolazione mondiale) e sono stati registrati 284 milioni di nomi a dominio.

Nomi a dominio di primo e di secondo livello

I nomi a dominio consistono in due parti. Consideriamo ad esempio il dominio a dominio "GLP.IT": partendo da destra, la parte del nome dopo il punto si definisce "estensione", ovvero dominio di primo livello, e richiama solitamente la nazione di provenienza dell'impresa (nell'esempio, l'estensione indica un dominio presente nel registro italiano); la parte che precede il punto, definita dominio di secondo livello, è invece il nome scelto dal titolare, e può essere composta da lettere (a-z), numeri (0-9) e dal simbolo "-" (trattino).

I domini di primo livello sono ad oggi più di 270 e si distinguono in:

  1. generic Top-Level Domain (gTLD), ovvero domini di primo livello generici: non territorialmente delimitati, utilizzati perlopiù da aziende ed organizzazioni e formati da tre o più lettere. Tra i più diffusi vi sono: .COM, .NET, .ORG, .BIZ, .INFO, ecc.
  2. country code Top-Level Domain (ccTLD), ovvero domini di primo livello nazionali, riservati a Stati o territori dipendenti e formati da due lettere, ad esempio: .IT, .DE, .FR, .AT, .CN, ecc.

Nel caso dei nomi a dominio gTLD, l’estensione caratterizza in linea teorica le seguenti specifiche:

  • .COM attività commerciali
  • .ORG organizzazioni non commerciali
  • .NET organizzazioni operanti in ambito telematico
  • .BIZ imprese commerciali (dall’inglese business)
  • .INFO non ha particolari caratterizzazioni
  • .NAME caratterizza siti esclusivamente ad uso personale
  • .PRO professionisti certificati

Sono state inoltre rese disponibili a partire dal 2001 ulteriori estensioni a carattere settoriale e con accesso limitato solamente a chi dispone di determinati requisiti. Tali requisiti sono imposti dalle singole entità che fungono da sponsor per quella determinata estensione, da cui la definizione di sponsored top-level domains (sTLD). Attualmente i domini sTLD sono:

  • .AERO l’industria aeronautica
  • .COOP società cooperative
  • .EDU istituzioni di tipo educativo
  • .GOV enti governativi
  • .INT organizzazioni fondate attraverso trattati internazionali
  • .JOBS gestione delle risorse umane
  • .MIL enti militari statunitensi
  • .MOBI contenuti ottimizzati per dispositivi mobili
  • .MUSEUM musei ed enti culturali
  • .POST servizi postali
  • .TEL informazioni di contatto
  • .TRAVEL agenzie di viaggio o collegate al turismo
  • .XXX intrattenimento per adulti

Esistono inoltre domini sTLD definiti geografici (GeoTLD): i primi ad essere stati introdotti sono .ASIA per individui, aziende, ed entità con sede in Asia, Australia o nel Pacifico (istituito nel 2007), e .CAT per siti di lingua e cultura catalana (istituito nel 2005).

Nel 2005 è stata attivata l’estensione .EU, riservata ai cittadini e alle aziende con sede presso uno degli Stati dell’Unione Europea. L’utilizzo del dominio .EU, in esclusiva o in aggiunta a quello del Paese della propria sede, è spesso mosso dalla volontà di esprimere l’identità europea del proprio sito web e della propria attività. Pur non eguagliando la popolarità delle estensioni nazionali e generiche, alla fine del 2013 il numero di nomi a dominio .EU registrati ha raggiunto il numero di 3,7 milioni. La Germania è di gran lunga il Paese europeo dove vengono registrati più nomi a dominio .EU, con circa 1.130.000 registrazioni (pari al 30% sul totale), seguita nell’ordine dai Paesi Bassi, Francia, Regno Unito, Polonia e dall’Italia, dove sono state finora effettuate 215.000 registrazioni.

Numerose altre estensioni settoriali, ovvero territoriali, sono allo studio degli enti competenti per permettere di suddividere i contenuti in internet e per aumentare il numero di nomi disponibili. All’inizio del 2012 l'ICANN ha liberalizzato i domini di primo livello: ciò significa che un’azienda può richiedere la registrazione del proprio dominio di primo livello personalizzato, ad un costo tuttavia molto alto. Attraverso la stessa procedura svolta per la loro approvazione è fatto sì che solo e solamente i legittimi proprietari di marchi ed aziende possano ottenerne l'assegnazione. Si tratta di una vera e propria rivoluzione per il sistema dei nomi a dominio, che ora include estensioni come .BIKE, .CLOTHING, .COMPANY, .EMAIL, .GALLERY, .GURU, .HOLDINGS, .LAND, .PHOTOGRAPHY, .TECHNOLOGY, .TIPS, .TODAY, nonché estensioni che riguardano città come .BERLIN e .TOKYO. Il numero di richieste di nuove adesioni ricevute da ICANN supera il migliaio.

I nomi a dominio di secondo livello possono essere registrati a nome di chi ne fa richiesta e, salvo in caso di particolari estensioni, l'assegnazione avviene secondo la regola del "first come first served", ovvero in base all'ordine cronologico col quale le richieste vengono inoltrate. Un nome a dominio di secondo livello è un indirizzo univoco e quindi ha carattere bivalente: tecnico per quanto riguarda l'esatta ubicazione in internet e distintivo in quanto permette di associare nomi, prodotti e/o servizi ad un determinato ente o impresa.

Ad un nome a dominio possono essere abbinate una o più pagine virtuali (pagine web), identificate come sito web e codificate attraverso il linguaggio HTML (HyperText Markup Language), basato sui marcatori e dedicato alla formattazione di documenti ipertestuali. HTML è un linguaggio definito dal World Wide Web Consortium (W3C).

La personalizzazione del sito web al fine di rispondere a specifiche esigenze, o finalità del titolare del sito internet, soggiace, oltre che alle regole sulla concorrenza ed ove ne ricorrano gli estremi, anche alla legge sul diritto d'autore.

Nomi a dominio internazionalizzati

Al fine di venire incontro ad una maggiore flessibilità dei nomi a dominio, l'ICANN ha approvato l'utilizzo di Nomi a Dominio Internazionalizzati (IDN), ovvero nomi a dominio che possono contenere caratteri non appartenenti all'alfabeto latino, come, ad esempio, caratteri con accenti (es. "è", oppure "é") e segni diacritici, quali la dieresi ("ü" tedesca), l'anello ("å" svedese), i caratteri dell'alfabeto greco, arabo, cirillico, e gli ideogrammi degli alfabeti orientali. Gli IDN sono particolarmente importanti per il .EU in quanto l'Unione Europea include 24 lingue ufficiali: di fatto il registro europeo ha attivato la registrazione dei domini IDN già dalla fine del 2009.

Al momento della redazione della presente pubblicazione diverse decine di domini di primo livello, sia generici che territoriali, permettono la registrazione degli IDN, tra i quali quello italiano .IT dal luglio 2012.

Marchio e nome a dominio

L'utilizzo di un nome a dominio che riproduca un marchio registrato da un terzo integra la fattispecie della contraffazione di marchio. Sia in relazione all'utilizzo di nomi a dominio identici ad altri, sia in relazione al contenuto dei siti, è applicabile la disciplina sulla concorrenza sleale di cui all'art. 2598 c.c. È ormai noto il fenomeno che va sotto il nome di cybersquatting o cybergrabbing, che identifica la condotta di occupazione abusiva di domini corrispondenti ai segni distintivi di una impresa o di un ente, nel tentativo di sfruttarne la notorietà per promuovere o vendere prodotti, solitamente di concorrenti, ovvero nel tentativo di rivendere detto nome al miglior offerente, che può essere sia l'azienda stessa, che un concorrente, che un terzo. In Italia il riconoscimento ufficiale del nome a dominio come segno distintivo si deve alla nuova formulazione dell'art. 22 cpi. Le dispute sui nomi a dominio possono essere risolte per via arbitrale attraverso le procedure di riassegnazione dei nomi a dominio secondo le regole "Uniform Domain Resolution Policy", stabilite da ICANN, o le procedure MAP, stabilite dal Registro dei domini .IT o altre procedure previste da tutti gli enti di assegnazione dei nomi a dominio stessi. L'equiparazione del nome a dominio al marchio permette inoltre di agire nei confronti di un eventuale contraffattore con gli stessi strumenti previsti nel caso di contraffazione di marchio, compreso il sequestro cautelativo, ecc.

La liberalizzazione delle estensioni, nel 2012, ha ampliato in modo notevole, sia quantitativamente che qualitativamente, il panorama dei nomi a dominio offrendo l'opportunità, a privati e società, di proteggere ulteriormente i propri segni distintivi con nuove estensioni. Di contro, ciò espone maggiormente la proprietà intellettuale ai rischi e alle minacce di violazione da parte di terzi, che possono cercare di ricavare un profitto e di trarre vantaggi illeciti da brand altrui, rivendicando diritti sui segni distintivi. Per ovviare a questo, ICANN ha istituito il servizio Trademark Clearinghouse (TMCH), che permette ai titolari di marchi registrati di iscrivere i propri marchi presso un database centrale, al fine di creare una base molto importante per una migliore protezione preventiva dei propri segni distintivi. A differenza dei nomi a dominio lanciati in passato, per i quali era previsto un unico processo di registrazione, l'inserimento di un marchio nel database TMCH avvia un processo a due fasi: anzitutto, dà la possibilità di registrare nomi a dominio relativi ai propri segni distintivi prima che le nuove estensioni siano disponibili al pubblico. Questa fase riservata è denominata "sunrise period", o di pre-lancio. Successivamente l'aver registrato un marchio nella TMCH assicura, attraverso un sistema di monitoraggio, che il titolare sia avvisato qualora un terzo dovesse registrare un nome a dominio, corrispondente a quel marchio, in una delle nuove estensioni che vengono approvate di volta in volta.

Sempre in questo contesto è stato strategico l'annuncio da parte di Donuts Inc., società fondata nel 2011, di aver preso in gestione più di 300 nuove estensioni, offrendo alle aziende un servizio chiamato DPML (Domains Protected Marks List), ovvero un servizio di protezione dei propri marchi contro il cybersquatting ad un costo estremamente contenuto rispetto alla registrazione delle singole estensioni. Inoltre, le estensioni gestite da Donuts, e quindi dal servizio DPML, risultano non disponibili e quindi non richiedono un'attività di monitoraggio.

Domini nazionali e restrizioni

Dalla fine del 2009 si sono registrate modifiche, da parte degli enti competenti, alle regole di registrazione di domini nazionali come quello cinese (.CN) e quello russo (.RU). Queste modifiche sono state apportate per rendere più restrittiva la registrazione dei suddetti domini: emblematico è il caso del registro dei domini .CN (CNNIC) che precedentemente all'entrata in vigore del nuovo regolamento, permetteva la registrazione dei nomi a dominio .CN a chiunque ne facesse richiesta, senza alcuna verifica preventiva o vincolo territoriale. Il nuovo regolamento ha invece limitato la registrazione dei nuovi domini .CN alle sole aziende con sede nella Repubblica Popolare Cinese, ovvero a multinazionali con sede locale in tale Stato, e chi ne richiede la registrazione deve obbligatoriamente allegare alla richiesta una licenza di impresa nonché un documento d'identità del richiedente. Nel giugno 2012 tale nuova regolamentazione emanata dal CNNIC è stata tuttavia riformulata: attualmente è possibile nuovamente registrare un nome a dominio .CN a nome di un'azienda o di un privato al di fuori dei confini cinesi dopo aver superato un processo di revisione.

Tali interventi dimostrano come i domini rivestano un ruolo di sempre maggiore importanza e di conseguenza i registri impongano misure maggiormente restrittive o controlli più accurati al fine di evitare abusi dei nomi a dominio e situazioni che potrebbero rivelarsi critiche.

Nel 2012 è stata invece annunciata la liberalizzazione dei domini portoghesi con estensione .PT, prima disponibile solo per chi avesse la sede della propria società in Portogallo, o per chi ivi avesse registrato un diritto di prorità, la registrazione è da allora ottenibile senza alcun requisito specifico, dopo un iniziale periodo di sunrise riservato ai titolari di segni distintivi locali.

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